2007 | Alessandra Virgili, “GommaSpina”


L’esordio di Giulia Corradetti in “GommaSpina” è il frutto di un intenso lavoro nato dalla curiosità e cresciuto nella passione per il mondo naturale, sua fonte d’ispirazione, plasmato e messo in dialogo con i solidi artificiali di gommapiuma. La dimensione naturale si veste delle pennellate leggere e minuziose di milioni di pixel combinati tra loro, che interpretano la realtà attraverso gli occhi dell’artista. Nonostante lo stravolgimento che ne deriva, oggetti ed esseri immaginari, dipinti tocco per tocco sulla tela virtuale, mantengono la propria concretezza nel chiaroscuro. La mostra è il risultato dell’intenzionalità poetica che trova la sua chiave di lettura nella dimensione ludica e disinteressata del Gioco. Il Mondo di Giulia Corradetti promette viaggi fantastici lungo Distese Succulente e Prati Gommati in compagnia di stranissime creature dall’aspetto accattivante che, avvicinandoci scopriamo essere di una straordinaria vitalità. Assolati nel bianco spazio virtuale, spuntano sotto i nostri occhi, spinosi gelati, gommosi cespugli e simpatici bachi, entità apparentemente immobili che incuriosiscono i nostri sensi. E’ un invito a guardare più a fondo fino a rintracciare quelle microscopiche fluttuazioni e sfarfallii che ci svelano la natura animata delle cose. L’artista ha realizzato la sintesi degli opposti, la materia soffice e leggera della gommapiuma incontra lo spinoso frutto dell’assolata terra, e le composizioni create non tradiscono, nè contaminano la loro individualità. Come fossero ingranaggi di macchine diverse destinati ad una inesorabile incompatibilità, ci stupiscono della loro pacifica convivenza. Così, in opere come “Miao” o “Spazio di Gomma” si materializza l’etica della condivisione dello stesso spazio, resa possibile all’interno di un sistema di pensiero in grado d’imporre una logica alternativa rispetto a quella tradizionale, il Gioco. L’appagamento del desiderio primitivo di giocare è solo un primo obiettivo nell’arte di Corradetti, che intuisce la meta finale dell’esperienza ludica nel raggiungimento dell’Itai-Doshin, “diversi corpi, un’unica mente”. Il raggiungimento dell’unica mente della Buddità avviene nell’incontro simbiotico di due corpi che, raffigurati nella loro individualità, guardano verso lo stesso orizzonte, il bene comune. Al contrario in Dotai-Ishin, la fusione dei corpi è superficiale e socialmente imposta, l’unione non è completa perchè una parte del corpo sceglie di staccarsi da esso, ripiegandosi su sè stessa e sui propri egoismi. Il mondo giocoso diventa l’esempio di un mondo possibile che può realizzarsi solo quando tra le persone prevale lo spirito di “diversi corpi, stessa mente” Nichiren Daishonin.

Alessandra Virgili